I ROMANZI CHE SVELANO IL LATO OSCURO DEI SOCIAL

Da: Enrico - Categoria: News
I ROMANZI CHE SVELANO IL LATO OSCURO DEI SOCIAL

Negli anni in cui la rete e le nuove tecnologie di interconnessione si sono mostrate alla società anche nei loro risvolti più inquietanti, era inevitabile che anche le opere narrative iniziassero a esplorarne le conseguenze. Ecco delle voci che nel corso dell’ultimo anno si sono soffermate a raccontare il lato oscuro dei social, ponendosi delle domande che un tempo ad alcuni potevano apparire frivole, ma nelle cui risposte oggi si va definendo il futuro della nostra società.

Ecco quindi di seguito una selezione di voci letterarie (alcune affermate, altre all’esordio) che nella loro narrazione lasciano spazio ai social.

"Nessuno ne parla" (Mondadori) scritto da Patricia Lockwood, ci porta nel mondo di una protagonista senza nome travolta dal vortice senza senso del “Portale”, il social che le ha da poco conferito grande popolarità. Cosa significa essere una persona del tutto immersa nel mondo della socialità virtuale? Cosa significa vivere attraverso i propri post e in base a quelli degli altri, mentre il mondo intorno sembra diretto verso un declino senza fine? Questo romanzo esplora il tema contemporaneo del sentirsi divisi tra due realtà parallele, una fisica e una virtuale, e si interroga su cosa accade quando la prima viene a bussare alla porta per reclamare l’attenzione che si merita.

Hanna Boervoets in "Questo post è stato rimoso" (Mondadori) ci permette di conoscere questa realtà tramite la storia di Kayleigh e dei suoi colleghi, che si scoprono meri strumenti di potere per la grande azienda tecnologica che li ha assunti. A conoscere bene il lato più oscuro del lavoro con i social network sono i moderatori, quelle figure dei nuovi media digitali che si occupano di visualizzare, valutare ed eliminare i contenuti peggiori caricati dagli utenti prima che ottengano troppa visibilità. La vita di chi si occupa del filtraggio viene però inevitabilmente compromessa dalla violenza, dall’odio e le falsità con cui sono costretti a convivere tutti i giorni, e le conseguenze si infrangono nella loro sfera personale così come su quella collettiva degli utilizzatori.

Irene Graziosi ha di recente esordito con il romanzo "Il profilo dell'altra" (e/o). Tramite la storia di Maia, Graziosi  permette di scoprire che cosa si cela al di là degli stereotipi dietro la parola “influencer”. Maia, infatti, è una ragazza che in un periodo di dolorosi cambiamenti si trova a lavorare con Gaia, una celebre influencer di soli 18 anni. Tra di loro si instaura un rapporto profondo e al contempo complicato, in cui le problematiche di una si riflettono nell’altra, in un periodo della vita in cui le aspettative non fanno altro che esasperare le contraddizioni del mondo reale.

E se da una parte sembra che i social network abbiano invaso la sfera privata, è anche vero che in moltissimi settori si sono imposti anche in quella lavorativa. Ida, la protagonista di "Non è questo che sognavo da bambina" (Garzanti), scritto da Sara Canfailla e Jolanda Di Virgilio, sogna di diventare sceneggiatrice, ma si ritrova invece a fare la social media manager nell’ambito di uno stage in un’agenzia di comunicazione milanese. Si confronta così con un mondo nuovo, profondamente influenzato dalle logiche del digitale, un mondo che la cambia e che la costringe a dover fare i conti con i propri sogni e le aspettative infrante. Con un tocco di ironia questo romanzo racconta le problematiche di un’intera generazione che, dopo essere stata cresciuta dal motto “Fai quello che ami e non lavorerai un giorno nella tua vita”, ha finito per scontrarsi con il precariato, l’insoddisfazione e l’insicurezza.

Cosa accadrebbe se oltre che foto, testi e informazioni potessimo condividere sui social anche la nostra coscienza e i nostri ricordi? Se lo chiede Jennifer Egan ne "La casa di Marzapane" (Mondadori, traduzione di Gianni Pannofino), un insieme di 13 racconti connessi tra di loro  in cui spuntano anche alcuni personaggi del suo romanzo cult Il tempo è un bastardo. La vita dei protagonisti è stata influenzata in modi diversi da “Riprenditi l’inconscio”, una tecnologia nata a scopo benefico, ma che finisce presto per diventare un’inquietante piattaforma in cui chiunque può rendere accessibile i propri ricordi per vedere quelli altrui. E mentre da una parte gli “elusori” cercano di sfuggire a questo sistema pericoloso, molte persone decidono di spostare sempre più in là l’asticella di ciò che sono disposte a condividere.

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