Prosa delle cose. Studi sul marxismo di Antonio Labriola (La)

Riferimento: 9788893665636

Editore: Le Lettere
Autore: Bondì Davide
Collana: Giornale critico della filosofia italiana. Quaderni
In commercio dal: 10 Aprile 2026
Pagine: 240 p., Libro in brossura
EAN: 9788893665636
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Descrizione

Muovendo dalle più recenti acquisizioni documentarie pubblicate nell'Edizione Nazionale delle Opere, il presente volume ricostruisce i significati che Antonio Labriola attribuì ai concetti fondamentali del comunismo critico. Tre questioni principali sono messe a fuoco nelle pagine che seguono: la lettura del pensiero di Marx e Engels, la filosofia della praxis e il problema del significato della storia. L'interesse per il Labriola maturo non risiede solo nella critica della metafisica positivistica, ma anche nell'irriducibilità del suo marxismo agli impianti dottrinari di Hegel (dialettica) e Herbart (metafisica pluralistica). Ci si è allora sforzati di cogliere in itinere, nel suo farsi, lo scarto teorico compiuto dai presupposti assimilati nella formazione precedente. Ma vi è di più. La concezione che prende forma nelle lezioni, negli appunti e nei testi a stampa dell'ultimo decennio presenta tratti di originalità anche rispetto alle fonti dirette, Engels e Marx. Obiettivo del libro, pertanto, è chiarire l''apporto personale' di Labriola alla teoria del socialismo, attraverso l'indagine sul concetto filosofico di «lavoro» (Discorrendo), sul criterio metodico che consente di applicarlo a situazioni concrete (Del materialismo storico) e sul rapporto tra coscienza di classe e dinamismo economico-sociale (In memoria). Nei suoi scritti non è ravvisabile alcuna attestazione di fede, utopia o visione totalizzante: solo il tradursi dei conflitti reali nella consapevolezza di un soggetto collettivo rende possibile, per lui, la previsione morfologica del futuro e l'azione trasformatrice. Affiora così la peculiarità di una concezione, autonoma nel contesto della Seconda Internazionale e nel confronto con i marxismi posteriori. Engels e Croce seppero comprenderne almeno in parte la novità, che sfuggì a Sorel, Gentile e ai compagni di partito, da Turati a Kautsky e Bernstein. Ancor meno, forse, fu colta l'esigenza morale che si annoda al discorso scientifico, quella insistita contrapposizione del «postulato della solidarietà [...] all'assioma della concorrenza»